“La Mortella” è una storia d’amore o meglio è la storia di un amore. Una storia straordinaria. Forse bisognerebbe chiedere al regista francese Claude Lelouch – quello di “un uomo e una donna”, di “Bolero” e di “Per caso o per azzardo” – di farne un film. Lelouch – che ha scritto e prodotto personalmente i suoi film ed è amatissimo dai romantici – sostiene che in una storia d’amore nulla succede per caso.

Che tutto era già scritto e se arriva un dolore è perché c’è una gioia più grande che deve arrivare. Se tu metti l’amore al primo posto dei valori della tua vita non ti abbandonerà più. Ritornerà sempre, si manifesterà in cento modi, fino all’ultimo giorno della tua vita che sarà ben spesa.
Lelouch un film sulla storia d’amore di William Walton e di Susana Valeria Rosa Maria Gil Passo, l’avrebbe fatto. Lo potrebbe fare.
Susana nel settembre del 1948 ha 22 anni, è già laureata e lavora al British Council di Buenos Aires. Appartiene ad una famiglia dell’alta borghesia argentina. E’ al British Council che per “caso o per azzardo”, come direbbe Lelouch, incontra William Walton, uno dei più grandi o forse il più grande compositore inglese del XX secolo, arrivato in Argentina per un concerto. William ha già 46 anni ed è già un musicista affermato in patria ed all’estero. Ha 24 anni più di Susana.
E’ un amore a prima vista di una giovane e bella donna argentina, colta e raffinata, con un maturo musicista che non viene da una famiglia borghese ma povera e che deve la valorizzazione del suo talento ad una coppia di benefattori. Si sposarono nel dicembre del 1948 dopo appena tre mesi di conoscenza a Buenos Aires. Scriverà Susana anni dopo: “Mi fece credere che saremmo andati a vivere nella sua casa londinese, Lowndes Cottage, che mi descriveva come un posto incantevole. Con mia grande sorpresa, prima che la nave che ci riportava in Inghilterra toccasse la costa inglese, mi comunicò che il suo più grande desiderio era quello di fuggire dalle luci abbaglianti di Londra e che saremmo andati a vivere in qualche luogo presso il Golfo di Napoli, dove intendeva lavorare”.
Scrive ancora Susana: “Mi affascinò con racconti della magia evocati dal luogo in cui Ulisse aveva navigato e dove costantemente si ha memoria del mondo classico della Grecia e di Roma, grazie alle palesi testimonianze di ville appartenute a Giulio Cesare, Agrippina e Claudio, sulla costa dominata dal castello-fortezza di Baia nel Golfo di Pozzuoli. Questo è anche il luogo in cui il folle imperatore Caligola realizzò l’impresa di galoppare sul suo cavallo (che aveva elevato al rango di Console), lungo un ponte formato dalle navi requisite e legate, le une alle altre, da poppa a prua”.
La scelta di andare a vivere ad Ischia, la più grande delle isole partenopee ma allora poco nota nei circuiti internazionali, si deve al “caso o all’azzardo”. Scrive Susana che “la scelta di Ischia in cui trascorrere il primo inverno da sposati si deve ad un impiegato dell’agenzia di viaggi di Thomas Cook che ci offrì in fitto una casa sull’isola, pianoforte e custode compresi, ad un prezzo ragionevole”. Arrivarono ad Ischia nell’inverno del 1949 e restarono circa 10 anni in una casa in fitto in località San Francesco a Forio, prevalentemente in inverno quando ad Ischia la natura terrena è muta mentre il mare canta. La stagione ideale per William per comporre nel silenzio in una stanza che guarda la montagna anziché il mare. Cominciarono a pensare di acquistare un terreno e costruire una casa con un giardino. Scelsero un terreno in località Zaro a Forio incastonato nella roccia trachitica, “una valle con terra scura rivolta al tramonto del sole e che gode perciò numerose ore di luce in più”. Laurence Olivier, il grande attore inglese, amico intimo della coppia e lo sarà per tutta la vita, che era loro ospite, li sconsigliò di acquistare quella terra perché diceva – “quella collina era solo una cava di pietre”. Ma a Susana e William piaceva. Quel posto era somigliante “ad un gigantesco vaso di fiori scolpito nel torrente di lava ed in seguito spaccato dai terremoti, una conca di dura trachite colma di 20 piedi di solido humus”.
“La collina sovrastante – continua il racconto di Susana – è uno sperone di trachite vulcanica che si estende da oriente a occidente e protegge la valle dal vento del nord. La valle è cinta a sud da un colle più basso, formato da grandi massi. William ed io restammo talmente affascinati da queste rocce straordinarie che, nonostante gli ammonimenti del nostro amico Laurence, decidemmo di costruire una casa sulla collina, tra due rocce imponenti ed un giardino ai suoi piedi. Decidemmo di progettare il giardino. La casa sarebbe venuta dopo. Fummo fortunati da convincere il noto architetto di giardini, Russel Page, a venire ad Ischia ed interpretare i nostri sogni stravaganti. Page fece un progetto che avrebbe trasformato quello che Olivier aveva paragonato ad una cava di pietre in un rigoglioso giardino esotico scavato nella roccia”.
Page – che verrà tre volte ad Ischia in 10 anni per vedere l’avanzamento dell’opera – disse a William e Susana che “un giardino può solo esistere in quanto è espressione di fede, l’incarnazione della speranza e un canto di lode”. Preannunciò almeno 10 anni di duro lavoro manifestando tuttavia a Susana la sua fiducia nel “pollice verde” di questa giovane argentina amante delle piante e dei fiori che condivideva questa passione con il marito inglese musicista.
Aveva visto giusto Russel Page. William e Susana sarebbero stati capaci di trasformare una collina ed una valle, un luogo di “mirti” dove “la mortella” spadroneggiava, in un incantevole giardino, uno dei più belli giardini d’Italia. Il giardino divenne l’obiettivo di vita di William e Susana. Ovunque andasse nel mondo – in Oceania, nelle Americhe, in Asia, in Europa – per tenere concerti William portava le piante che trovava in quei luoghi e con Susana li piantavano nel loro giardino.
“Sono nata sotto il segno della Vergine e, a quanto si dice, i nati sotto questo segno sono felici soltanto quando sono in stretto contatto con la natura” dirà di sé Susanna che domava la roccia e “le rocce sono elementi stabili mentre la crescita delle piante varia e questo concetto di stabilità dà al giardino l’attributo di essere sempiterno come lo può essere una commedia di Shakespeare o una sonata di Beethoven”. Così in quel luogo nasceva la musica di William e crescevano le piante di Susana. Fino alla morte avvenuta nel 1983 a 81 anni William ha portato le piante da ogni angolo del mondo e le ha viste crescere. Questo giardino divenne il figlio che la coppia non ha voluto. Ma i giovani sono stati amati. Alla sua morte William ha disposto che la villa ed il giardino fossero aperti al pubblico e che tutti i suoi beni, con l’aiuto dei suoi amici, fossero destinati ad Una Fondazione, un “Trust” inglese, che mettesse a disposizione dei giovani compositori di tutto il mondo un luogo ideale per lavorare alle loro composizioni, che “La Mortella” divenisse un laboratorio critico per lo studio delle opere di William ed un centro di eccellenza mondiale per rappresentazioni di musica, teatro e danza. Susana ha attuato pienamente la volontà del marito.
Nel 1991 i Giardini sono stati aperti al pubblico, giovani compositori arrivano alla “Mortella” ogni anno, spettacoli prestigiosi si tengono ogni anno da aprile ad ottobre con l’apertura dei giardini.
Fino alla morte avvenuta nel 2010 a 83 anni Susana ha diretto, curato ed ampliato il Giardino con un Teatro Greco e perfino con un parcheggio, dal lato di Punta Caruso, per permettere la sosta delle auto dei visitatori.
Oggi il Giardino de “La Mortella” si estende su di una superficie di circa 3 ettari con 4 mila varietà di piante provenienti da tutto il pianeta terrestre. Vi lavorano 22 persone di cui 7 giardinieri. La Fondazione è diretta dalla dottoressa Alessandra Vinciquerra, una delle più grandi esperte di piante particolari e rare d’Italia che Susana scelse nel 1994 come continuatrice della sua opera. I Giardini vengono visitati da circa 50mila persone ogni anno. La Fondazione provvede al suo funzionamento solo dai proventi dell’incasso dei biglietti d’ingresso e non riceve sostegno economico né dallo Stato Italiano né dalla Regione Campania, dalla Provincia di Napoli e dai Comuni dell’isola d’Ischia. I Giardini de “La Mortella” sono oggi la più importante struttura culturale di tutta l’isola d’Ischia. E’ l’opera di un amore. Le ceneri di William sono poste in una roccia, nel punto più alto della collina; quelle di Susana in un ninfeo che nella tradizione greco-romana era un “luogo d’acqua” dove era possibile trascorrere momenti di “otium” cioè di pace. Le ceneri di Susana – mi fa notare Massimo Pilato che mi ha accompagnato nella visita ai Giardini proprio nel giorno dell’equinozio d’autunno che invece pare il solstizio d’estate – sono poste in una grotta “all’ombra di una roccia”. Come dire che William sta al sole e Susana alla luna. La figura di Susana, chiamata “Genius loci” (lo spirito del luogo), è commemorata dalla iscrizione in lingua inglese intorno alla fontana “specchio dell’anima”: ”Questo angolo verde è dedicato a Susana che ha amato teneramente, ha lavorato con passione ed ha creduto nell’immortalità”.
William è morto l’8 marzo 1983, il giorno dedicato in tutto il mondo alla donna. Susana il 21 marzo 2010, giorno dell’equinozio di primavera in cui la luce ha la stessa durata dell’ombra.
Tutto è accaduto per “caso o per azzardo”.

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